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Area culturale dedicata alle recensioni musicali e letterarie con la scoperta di nuovi autori. Un'area innovativa e mai banale.

Scrittore, giornalista, editore indipendente e direttore di importanti uffici stampa

Willy Pocino scrittore, giornalista, editore e direttore di importanti uffici stampa. A Roma dal 1956 ma assai legato ai Castelli Romani, in particolare alla città di Marino. Il mensile “Info” è andato ad intervistarlo.

Willy Pocino, un uomo eclettico: hai fatto tante cose durante la tua vita. Cosa ti riesce meglio?

“Sostanzialmente sono un giornalista e prima ancora un uomo curioso. La curiosità mi ha sempre guidato attraverso gli studi, gli incontri, gli incarichi. La passione per l’inestimabile ricchezza culturale di Roma e del Lazio mi ha portato inoltre a scrivere oltre venti libri sull’argomento; a fondare la rivista “Lazio ieri e oggi” nel dicembre 1965 e a mantenerla in vita fino ad oggi; a ideare e dirigere la casa editrice Edilazio, giunta al suo diciannovesimo anno di attività con circa 300 volumi pubblicati, tra storia e letteratura. A pensarci bene la veste in cui mi preferisco è quella del “romanista”: cioè, mi spiego subito, non del sostenitore giallorosso, ma del “cultore di Roma”, studioso e amante di “cose romane”. Questa passione e gli studi che ne sono derivati, alimentandola a loro volta, mi hanno consentito di essere cooptato nel “Gruppo dei romanisti”, del quale mi onoro di far parte dal lontano 1979”.

 Fra le sue principali attività c'è quella di direttore responsabile della rivista "Lazio ieri e oggi". Ci dia una rapida definizione di questo prodotto.

“Basta leggere il sottotitolo con cui si dichiara ai numerosi e appassionati lettori: “La rivista di Roma e della sua regione”. È un prodotto editoriale che si propone di divulgare cultura assemblando in ogni numero, secondo un criterio di varietà, articoli eterogenei di argomento romano e laziale scritti da esperti e studiosi di comprovato valore e, talvolta, di chiara fama. Un patrimonio di cui vado fiero; ed è questo orgoglio che mi sostiene nei momenti difficili”.

Anche per ragioni di affetti familiari è legato alla città di Marino. Quanto è brusco il passaggio fra gli ambienti romani e quelli castellani?

“A Marino abita da undici anni mia figlia Mariarita con mio genero, lo scrittore Marco Onofrio. Spesso sono andato a trovarli, avendo modo di apprezzare le bellezze e gli scorci caratteristici della città di Ugo Onorati – storico collaboratore di “Lazio ieri e oggi” – dove è facile capire che si vive bene, e si mangia ancora meglio! Per non parlar del vino… Non c’è passaggio brusco fra gli ambienti romani e quelli castellani, anzi non c’è quasi soluzione di continuità. L’effetto rasserenante del centro “a misura d’uomo” si disperde anche per gli ingorghi di traffico da cui sono afflitti i pendolari che scendono a Roma ogni mattina e poi risalgono ai Castelli ogni sera, affrontando  code chilometriche.

Ha diversi progetti per il futuro che riguardano in particolare il mensile "Lazio ieri e oggi". Ne parliamo?

“Da gennaio di quest’anno “Lazio ieri e oggi” diventa un trimestrale e viene completamente rimodernata dal punto di vista grafico e compositivo, pur conservando il formato di sempre. Stanno nascendo nuove rubriche e una collaborazione spero proficua con le “pro loco” e le biblioteche dei comuni del Lazio. Inoltre daremo vita a numerose iniziative di presentazione e divulgazione del prodotto rinnovato. Un “restyling” che saprà coniugare i 52 anni di storia trascorsa con le esigenze del mondo giornalistico ed editoriale di oggi. Prima di passare il testimone, per raggiunti limiti di età, desidero insomma assicurare alla rivista la possibilità di traghettare il suo patrimonio incontro a un futuro che mi auguro solido e altrettanto ricco di soddisfazioni”.

 

Sappiamo che recentemente ha pubblicato il libro "Mezzo secolo di vita romana", nel quale descrive la sua vita. Ci parla della sua ultima fatica letteraria?

“E' un volume corposo (oltre 300 pagine) ma scorrevole e piacevole da leggere - almeno spero! -, nel quale, avendo decisamente più passato alle spalle che futuro davanti, ho voluto raccogliere e sintetizzare (prima che fosse troppo tardi...) le esperienze più significative della mia vita, le situazioni più curiose e talvolta incredibili, gli incontri che hanno segnato la mia formazione di uomo, di studioso, di scrittore. Non è affatto semplice scrivere un'autobiografia: per farlo ho dovuto ripercorrere la mia vita alla luce dello "spirito del tempo" respiratosi a Roma dal 1956 a oggi, sicché sulla pagina si riverberano tanti echi, attinti di prima mano dal tessuto storico e sociale che la memoria e la scrittura attraversano lungo il percorso dei decenni. Ecco giustificato il titolo: non è soltanto il "mio" mezzo secolo di vita trascorso a Roma, ma anche il mezzo secolo con cui la vita stessa, nelle sue multiformi manifestazioni, ha segnato le sorti della Città; la quale, in definitiva, risulta come l'autentica protagonista (o almeno coprotagonista) del libro”.

 

 

 

Il libro che recensiamo oggi è Scegliere i vincitori, salvare i perdenti di Franco Debenedetti, fratello del più noto Carlo. E un libro molto ricco di argomenti, forse  anche troppo. In larga  parte è la storia della cosiddetta “politica industriale” in Italia, soprattutto dal dopoguerra in poi, dove l’autore è stato protagonista essendo stato manager anche  dell’Olivetti e poi anche senatore per alcune legislature.  Questa parte è la più interessante con i retroscena, ovviamente di parte, su molte delle vicende che riguardano la industria, e non solo, di Stato. Ricostruisce quindi la storia degli interventi statali per poi descrivere il successivo periodo, quello delle privatizzazioni, con l’abbandono di molte attività da parte dello Stato. Il suo giudizio è chiaro, per lui è “insana” e “ideologica” la natura della politica industriale. Che lo Stato si sia occupato a lungo di attività non proprie, ad esempio auto e alimentare, e che gli interventi della Cassa per il Mezzogiorno siano stati in larga parte sprechi di denaro sono perfettamente d’accordo. Debenedetti non nasconde di essere  “dall’altra parte del cielo” ovvero il mercato, e che la eccessiva invadenza dello Stato abbia inibito la iniziativa privata in molte occasioni, anche su questo sono perfettamente d’accordo. Quello che non condivido è la sua evidenziazione dei fallimenti dello Stato mentre sorvola sui fallimenti di mercato. Che la nostra politica industriale, soprattutto da un certo punto in poi, sia stata negativa è abbastanza evidente, mi pare anche evidente che comunque il nostro capitalismo è  stato abbastanza asfittico sia per mancanza di capitali e sia per il blocco imposto da e per conto dei cosiddetti “salotti buoni”. Quello che non dice è che tutte le nazioni sviluppate hanno fatto e fanno “politica industriale” ( intendendo in senso lato),  e l’intervento dello Stato e comunque  molto presente in tutte. Sicuramente ci sono modi diversi di concepire la politica industriale, ma nessuna nazione è stata completamente ferma su questo fronte. Nel libro cita l’esempio della Germania, che  comunque fa una sua politica industriale,  ma stranamente non cita la Francia molto interventista, che tra l’alto ha difeso strenuamente le sue imprese quando qualcuno (come il fratello Carlo) ha tentato delle incursioni oltralpe. Poi va considerato che il nostro paese è il secondo per livello industriale in Europa, possibile che questo non sia anche dovuto ad alcune iniziative dello Stato vista appunto la sua presenza? Non tutte le esperienze statali sono state infatti negative, molto è dipeso dagli uomini, ad esempio Mattei all’Eni, e anche l’lRI ha avuto alcune eccellenze (ad esempio le telecomunicazioni, dove  per inciso i privati non avevano inizialmente voluto entrare). Non parliamo delle privatizzazioni, che in alcuni casi non sono state un successo, con situazioni  di evidente distruzione  di valore o, in alcuni casi, di regali di monopoli naturali ai privati. Insomma il quadro che fa mi pare condivisibile solo in parte  inoltre, al suo posto, non mi avventurerei in affermazioni come: “ la capacità del mercato di autoregolarsi sembra ancora meritevole di fiducia” infatti, oltre a non essere suffragata da nessuna teoria economica, basterebbe ricordare il disastro combinato dei mercati lasciati a se stessi con l’ultima crisi per non essere così sicuri  che si sappiano autoregolare.

Molti di voi saranno già rientrati dalle ferie.
I ritmi della vita ricominciano frenetici. Allora meglio godere, per quanto possibile, di un piacevole distacco, e ascoltare un po’ di buona musica.
Quiete e serenità sono gli aggettivi forse più giusti e appropriati, ed è quello che si prova durante l’ascolto di questo capolavoro.
La musica qui’ fluisce in maniera delicata ma generosa, ricca e appagante. Non ci sono virtuosismi, ne’ piroette melodiche. Ma a volte, si dice, le cose semplici arrivano diritte al cuore.
Disco registrato in solitario, nel suo studio domestico, dopo una lunga malattia che ha rischiato di tenerlo fermo per sempre.
Uno dei lavori più belli ed incredibili del pianista americano.
Buon ascolto.
Max Perugini

Molti di voi saranno già rientrati dalle ferie. 

I ritmi della vita ricominciano frenetici. Allora meglio godere, per quanto possibile, di un piacevole distacco, e ascoltare un po’ di buona musica.

Quiete e serenità sono gli aggettivi forse più giusti e appropriati, ed è quello che si prova durante l’ascolto di questo capolavoro. 

La musica qui’ fluisce in maniera delicata ma generosa, ricca e appagante. Non ci sono virtuosismi, ne’ piroette melodiche. Ma a volte, si dice, le cose semplici arrivano diritte al cuore.

Disco registrato in solitario, nel suo studio domestico, dopo una lunga malattia che ha rischiato di tenerlo fermo per sempre. 

Uno dei lavori più belli ed incredibili del pianista americano. 

Buon ascolto.

Max Perugini

R.H.Thaler, C.R.Sunstein

R.H.Thaler, C.R.Sunstein - Feltrinelli 

 due autori del libro sono rispettivamente professore di Economia e Scienza del comportamento (Thaler) e di legge alla Harvard School (Sustein). 

All'inizio del libro spiegano qual è la loro filosofia: "paternalismo libertario", cioè lasciare liberi gli individui di scegliere, ma indirizzarli al meglio per migliorarne le condizioni di vita nelle scelte più complesse. Infatti per gli autori, mentre i cosiddetti "econi" della scienza economica sono individui perfettamente razionali e in grado di effettuare le scelte migliori, gli "umani" sono soggetti ad errori come ci insegna la scienza comportamentale. I primi reagiscono solo agli incentivi mentre i secondi sono influenzati anche dai pungoli (o spinte). 

Nella prima parte ci ricordano quali sono i tipici errori di noi umani che possono distorcere le nostre scelte, ad esempio:

• eccessi di ottimismo che espongono al rischio;

• tendenza a prediligere la situazione in cui viviamo o avversione alle perdite; 

• prendere decisioni in modo passivo e incurante.

Pertanto se si vuole indirizzare le scelte, soprattutto nelle questioni complesse e insolite, gli "architetti delle scelte" devono scegliere i pungoli più adeguati. Una buona architettura delle scelte deve aiutare le persone ad aumentare la capacità di comprendere le decisioni e di scegliere le opzioni.

Nella seconda parte del libro illustrano esempi di applicazione di queste idee e di quali potrebbero essere le soluzioni in vari ambiti: le  scelte finanziarie, la scelta del fondo pensionistico o sanitario sino ad arrivare al matrimonio. 

L'architettura delle scelte è comunque invitabile, i pungoli sono ovunque, e caratteristiche apparentemente trascurabili delle situazioni sociali possono avere un effetto sostanziale sul comportamento individuale. Pertanto concludono: 

"La complessità della vita moderna e il ritmo vertiginoso del progresso tecnologico sconsigliano ordini amministrativi rigidi o un approccio dogmatico al lasissez-faire. I nuovi sviluppi dovrebbero rafforzare, al tempo stesso, un sano impegno a difendere la liberta di scelta e gli argomenti a favore di una spinta gentile".

Un libro molto piacevole e ben scritto, l'unico difetto che è gli esempi sono troppo legati agli Stati Uniti.

Pierfrancesco Pierangelini, 

demo-critica-mente.blogspot.it 



Compositore, produttore discografico e cantante italiano

Piero Calabrese, romano, classe ’58, esordisce nel 1974 come componente de La Bottega dell'Arte gruppo col quale scala per moltissimi anni la hit parade nazionale con molti singoli ed album. Negli anni '80 scrive per Franco Califano, Tiziana Rivale, Dee D. Jackson. Nel 1993 apre a Roma, lo studio di registrazione Il Biplano da dove partono nuovi progetti e collaborazioni. Dal 1993 al 2002 scrive per i Dhamm, disco d'oro con Irene e i Ragazzi Italiani; scrive e produce i dischi di Lara Martelli, Erredieffe; produce i primi tre dischi di Zero Assoluto e ottiene vari dischi d'oro con i brani scritti per il primo album di Alex Baroni; produce il disco degli Archinuè, Premio Mia Martini della critica al Festival di Sanremo 2002. Dal 2003 comincia a lavorare per gli arrangiamenti con l'Associazione Eleniana al progetto del coro de Le Matite Colorate dirette dal maestro Germano Neri su musiche di Padre Luca Zecchetto. Nel 2004 e 2006 è maestro orchestratore per il musical prodotto dal Teatro dell'Opera di Roma Viaggio verso il sole, per il quale scrive anche i testi originali. Scrive anche le musiche per L'imagenes de Dalì del coreografo Rafael Del Prado, presentato al 19º Festival de Ballet de La Habana. Nel 2005/2007 è autore di alcuni brani di Alex Baroni. Collabora con Giorgia nel suo nuovo disco Stonata. Ad aprile 2009, con il patrocinio dell'IMAIE, con il nome Tusitala Project, dà vita al progetto di world music Echoes of Mediterranean, album di sperimentazione pubblicato nell'ottobre 2009; nello stesso anno, esce una nuova produzione per la Sony, un disco con Lucilla Galeazzi e Peppe Voltarelli e assume la direzione artistica della Casa Editrice Ferdinando Bideri, per la quale dà vita ad una serie di nuove etichette per nuove produzioni di vario stile e orientamento ed una dedicata al recupero del repertorio classico di tradizione. Dal 2009 produce per Cantieri Musicali Marco Mengoni, vincitore dell’edizione Italiana di X Factor 2009. 'alnum "MARCO" diviene subito oro e platino, come l'album RE MATTO, e poi il doppio Platino di RE MATTO LIVE. A settembre 2011 cura il nuovo singolo Solo (Vuelta al ruedo) di Marco Mengoni, che anticipa l'uscita dell'album Solo 2.0 e ottiene il disco d'oro. Nel 2012, inizia la produzione di Julia Lenti. Nel 2011, dopo molti anni come responsabile didattico per diverse scuole per il campo della fonia e produzione musicale, inizia una serie di seminari di produzione musicale Se di Song Writing, rivolti ai musicisti e a giovani talenti. Dal 2012 cura insieme al fratello Massimo  tiene seminari e master per l'Università LUISS di Roma, nell'ambito del corso di Master of Music. Nel 2013 è stato giurato dell'Academy board nella prima edizione del Music Summer Festival.
Nella sua carriera di autore e produttore, milioni di dischi d’oro e di platino in Italia, in Francia e in Sud America. È uno dei soci fondatori e docenti di Accademia Spettacolo Italia, una fucina di giovani talenti, e cura una rubrica mensile su Audiofader, ex Computer Music Studio.
https://it.m.wikipedia.org/wiki/Piero_Calabrese


Piero hai avuto un percorso musicale straordinario, l’avresti mai immaginata la tua vita così come si è svolta?
Io credo che bisogni sempre provare a inseguire quello per cui ci sentiamo portati, anche se le controindicazioni e gli ostacoli, sono lunghi in tutte le strade. La nostra famiglia ha aiutato me e mio fratello Massimo, e ci ha sempre sostenuto. Abbiamo cominciato suonando, poi abbiamo cominciato a scrivere e a guardarci sempre più intorno. C'è tanto da imparare e da scoprire. Il campo della musica è variegato e pieno di mestieri e di professioni. Il musicista di studio, ad esempio e nel live, deve conoscere le tecniche di registrazione e del suono. Tutti plus che servono a formare la mentalità e la personalità di un artista in genere, di là dal percorso da intraprendere. Vivo alla giornata, lo faccio cercando di dimenticare le medaglie guadagnate, ma sperando di aggiungerne qualcun’altra, per il semplice significato di un cammino che si continua a fare.
Sei docente di un corso di Song Writing per la "SongLab-Italy", rivolto a cantanti, autori e musicisti, applicato alla scrittura del testo e della musica.

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News in breve

Giovedì 17 dicembre, è stato firmato il Protocollo d’Intesa tra la Regione Lazio, Acea Ato2 S.p.A. e i Comuni di Albano Laziale, Ariccia, Ardea, Genzano, Lanuvio e Nemi, per la messa in funzione del depuratore intercomunale, situato nel Comune di Ardea, località Montagnano.
Prima di Natale sarà effettuato un sopralluogo tecnico da parte di Acea Ato2 e Regione Lazio presso l’impianto. Dopo questa fase, sarà avviata una “gestione provvisoria”, che proseguirà per tre mesi, dopo aver allacciato presso il nuovo depuratore intercomunale le fognature comunali che attualmente afferiscono ai depuratori di Fontana di Papa e Monte Giove, in modo da arrivare alla concreta messa in esercizio dell’impianto.
Il Vice Sindaco con delega ai Lavori Pubblici, Maurizio Sementilli, ha commentato: «Quest’opera riveste un ruolo centrale per il soddisfacimento delle crescenti necessità, in termini depurativi, dei Comuni che serve».
Alle parole di Sementilli hanno fatto eco quelle del Sindaco Nicola Marini: «Siamo giunti alla conclusione positiva di un iter amministrativo lungo, iniziato nel lontano 2006. Non si poteva più attendere. Il depuratore dei Castelli è un’infrastruttura pubblica fondamentale nell’ottica di un efficientamento complessivo dei servizi idrici e fognari di cui i cittadini quotidianamente usufruiscono».
Marini ha infine concluso: «Ringrazio la Regione Lazio e tutte le altre parti in causa per aver permesso il raggiungimento di questo grande obiettivo, importante soprattutto per i cittadini. Un ringraziamento particolare va all’Amministrazione di Ardea che ospita questo nuovo depuratore intercomunale».

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