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“Conti correnti dormienti”

I conti bancari dormienti sono tutti quei rapporti bancari che prevedono un importo maggiore di 100 euro e sui quali non è avvenuta alcuna movimentazione in un arco temporale di 10 anni. Tutti i conti che prevedono un deposito di denaro possono divenire dormienti: dal libretto di risparmio, al conto corrente sia bancario che postale, dalle obbligazioni ai titoli di Stato, sino alle azioni. denaro e titoli non movimentati da vent'anni passano allo Stato. Conti in rosso o non movimentati, decesso, incapacità o fallimento del correntista autorizzano la banca a chiudere il conto. Tali risorse dovrebbero finire in un fondo ad hoc “per indennizzare i risparmiatori vittime di frodi finanziarie”, tuttavia sembra che dal 2007 a oggi, sono finite nelle casse dello Stato per un ammontare di oltre 2 miliardi. Le banche non avvertono eredi o beneficiari dei conti dormienti. L'unica possibilità per chi pensa possano esistere conti intestati propri o a familiari è verificare la banca dati Consap. "A oggi - conferma un istituto di credito - non viene inviata una comunicazione agli eredi in caso di decesso del titolare in quanto la norma richiede esclusivamente l'invio della raccomandata al titolare del rapporto". perché "in caso di decesso, la Banca potrebbe non conoscere l'identità degli eredi". Chi ha dimenticato soldi o titoli nelle casse della banca o della posta oppure da molti anni non li usa più perderà il diritto di disporne. Il Fondo Conti dormienti è stato istituito da dieci anni, in sostanza si tratta di soldi o di titoli non utilizzati da 20 anni. Il contratto di conto corrente bancario, detto anche di corrispondenza, rappresenta certamente il tipo di contratto bancario più diffuso e conosciuto dai clienti. È inoltre uno strumento estremamente duttile che permette oltre all’accredito di stipendio/pensione e all’uso della carta di addebito bancomat, l’aggiunta di tutta una serie di servizi accessori ugualmente utili: fido, home banking, domiciliazione delle utenze, ecc. La varietà dei servizi offerti ha quindi riscontrato l’interesse di molti trasformandolo, per tutti, in una vera e propria necessità. Costituendo una realtà imprescindibile occorre  quindi conoscere le modalità di un uso consono che mettano al riparo dal rischio di una chiusura d’ufficio. Il contratto di conto corrente bancario può infatti essere chiuso dall’istituto di credito. Il correntista comune sa di poter sempre recedere dal rapporto con la propria banca per aprire un altro conto con un’altra banca magari a costi più contenuti. Dall’altro canto pari diritto di recesso è riconosciuto anche all’altra parte del rapporto. La disciplina relativa è contenuta nel codice civile e nel contratto stipulato tra le parti. In particolare la legge distingue il modo in cui può essere esercitato il diritto di recesso nei contratti che prevedono un apertura del credito. È questo il tipo di contratto in cui la banca mette a disposizione del cliente una somma di denaro senza limiti di tempo o solo per un dato periodo. Nei contratti a tempo indeterminato (privi di termine, sono la gran parte), la banca può recedere dal rapporto in essere previa comunicazione al correntista entro il termine stabilito dagli usi o, in mancanza, entro quindici giorni. In linea generale nei contratti a tempo determinato o a termine, la banca non può recedere dal rapporto in essere prima della sua naturale scadenza, salvo patto contrario e laddove ricorra una giusta causa. Costituisce una giusta causa per la banca ad esempio l’assenza di fondi sufficienti per far fronte agli ordini di pagamento ricevuti. Sebbene tali ipotesi sia scarsamente utilizzata. La banca infatti continua a maturare gli interessi passivi sulle somme dovute nonché le varie commissioni e spese di tenuta conto. Ecco perché l’intestatario di un conto corrente che presenta passività cui non è in grado di provvedere, potrà richiedere lui stesso il recesso al fine di limitare, per quanto possibile, la sua esposizione debitoria nei confronti della banca. A tale forma di recesso del cliente non possono addebitarsi né penali né spese di chiusura. Le banche inoltre da qualche anno devono chiudere i conti cosiddetti “dormienti”. Sono questi quei conti per i quali il correntista non ha compiuto per lungo tempo alcuna delle operazioni proprie del contratto o quelli mai reclamati dagli eredi del titolare deceduto. Altre ipotesi di scioglimento del rapporto e contestuale chiusura del conto sono:
la scadenza del termine nei contratti a tempo determinato;
la morte dell’intestatario;
la sopravvenuta incapacità del correntista;
Il fallimento dell’imprenditore.
Il titolare di conto corrente bancario che non può proseguire l’attività di impresa ed è soggetto alla disciplina del fallimento, vede cessare il proprio rapporto con la banca non appena dichiarato fallito.
Note: Artt. 1845 e 1855 cod. civ.; Art. 118, Decreto legislativo 1 settembre 1993, n. 385 (Testo unico bancario); art 10, comma 2, decreto legge n. 223/2006 convertito in Legge n. 248/2006; Art. 1, comma 345, Legge n. 266/2005 (Finanziaria 2006); d.P.R. n. 116/2007; art. 4  D.L. n. 190/2008.
Da oggi è possibile consultare on -line i conti correnti dormienti. Si trova on-line l’elenco dei conti correnti dormienti superiori a 100 euro- si legge nella nota diffusa dall’ADICO – sul sito del ministero dell’Economia (http://www.mef.gov.it/depositi-dormienti/). Si tratta di quei conti sui quali non si registra nessuna operazione in banca o alla Posta da almeno 10 anni consecutivamente – spiega il presidente dell’ADICO, Carlo Garofolini – alle quali il Governo ha istituito un fondo per le vittime dei crack, per funzioni di utilità sociale e per la stabilizzazione dei precari nella Pubblica Amministrazione. Il motore di ricerca predisposto dal Ministero ha raccolto tutti i dati dei depositi la cui dormienza si sia verificata tra il 17 agosto 2007 e il 31 dicembre 2009. Si tratta, in particolare, di un totale di 101.462 rapporti, per un importo complessivo di 89.878.470,91 milioni di euro. Ma se non c’è nulla da fare per i malcapitati assicurati che non hanno riscosso la polizza entro 24 mesi (i capitali confluiti nel Fondo non potranno infatti essere riottenuti), secondo la normativa in vigore, i depositi di denaro, i preziosi, i libretti di risparmio, gli assegni circolari mai rimborsati, i titoli azionari o obbligazionari appartenenti a persone decedute o scomparse che non risultano più movimentati possono essere richiesti fino alla data di effettuazione del versamento al Fondo depositi dormienti all’intermediario finanziario. Successivamente gli interessati potranno richiedere la restituzione delle relative somme direttamente al ministero dell’Economia. Da oggi, ricordano gli esperti dell’ADICO, il ministero dell’Economia da’ la sveglia a chi deve chiedere il rimborso di somme affluite nel “Fondo rapporti dormienti” mettendo a disposizione un call center. Non si tratta, tuttavia, di un numero verde, ma di un fisso 06.85796444, attivo nei giorni feriali dal lunedi’ al giovedi’ dalle ore 9,00 alle 17,00 e il venerdi’ dalle ore 9,00 alle ore 13.00, che fa capo alla Consap S.p.a., una societa’ interamente partecipata dal Ministero dell’Economia alla quale è stata affidata la gestione delle richieste di rimborso. In particolare, Consap fornira’ assistenza a chi ha gia’ inviato le domande di rimborso al Ministero e a coloro che, consultando gli elenchi pubblicati sul sito www.tesoro.it o ricevendo direttamente informazioni dagli intermediari, risultino tra i titolari o gli aventi diritto di rapporti confluiti al citato Fondo.
(https://www.facile.it/conti/guida/conti-correnti-dormienti-cosa-sono-e-come-recuperarli.html ; https://www.laleggepertutti.it/176721_quando-la-banca-chiude-il-conto )
Dott.ssa Fulvia Di Iulio

I conti bancari dormienti sono tutti quei rapporti bancari che prevedono un importo maggiore di 100 euro e sui quali non è avvenuta alcuna movimentazione in un arco temporale di 10 anni. Tutti i conti che prevedono un deposito di denaro possono divenire dormienti: dal libretto di risparmio, al conto corrente sia bancario che postale, dalle obbligazioni ai titoli di Stato, sino alle azioni. denaro e titoli non movimentati da vent'anni passano allo Stato. Conti in rosso o non movimentati, decesso, incapacità o fallimento del correntista autorizzano la banca a chiudere il conto. Tali risorse dovrebbero finire in un fondo ad hoc “per indennizzare i risparmiatori vittime di frodi finanziarie”, tuttavia sembra che dal 2007 a oggi, sono finite nelle casse dello Stato per un ammontare di oltre 2 miliardi. Le banche non avvertono eredi o beneficiari dei conti dormienti. L'unica possibilità per chi pensa possano esistere conti intestati propri o a familiari è verificare la banca dati Consap. "A oggi - conferma un istituto di credito - non viene inviata una comunicazione agli eredi in caso di decesso del titolare in quanto la norma richiede esclusivamente l'invio della raccomandata al titolare del rapporto". perché "in caso di decesso, la Banca potrebbe non conoscere l'identità degli eredi". Chi ha dimenticato soldi o titoli nelle casse della banca o della posta oppure da molti anni non li usa più perderà il diritto di disporne. Il Fondo Conti dormienti è stato istituito da dieci anni, in sostanza si tratta di soldi o di titoli non utilizzati da 20 anni. Il contratto di conto corrente bancario, detto anche di corrispondenza, rappresenta certamente il tipo di contratto bancario più diffuso e conosciuto dai clienti. È inoltre uno strumento estremamente duttile che permette oltre all’accredito di stipendio/pensione e all’uso della carta di addebito bancomat, l’aggiunta di tutta una serie di servizi accessori ugualmente utili: fido, home banking, domiciliazione delle utenze, ecc. La varietà dei servizi offerti ha quindi riscontrato l’interesse di molti trasformandolo, per tutti, in una vera e propria necessità. Costituendo una realtà imprescindibile occorre  quindi conoscere le modalità di un uso consono che mettano al riparo dal rischio di una chiusura d’ufficio. Il contratto di conto corrente bancario può infatti essere chiuso dall’istituto di credito. Il correntista comune sa di poter sempre recedere dal rapporto con la propria banca per aprire un altro conto con un’altra banca magari a costi più contenuti. Dall’altro canto pari diritto di recesso è riconosciuto anche all’altra parte del rapporto. La disciplina relativa è contenuta nel codice civile e nel contratto stipulato tra le parti. In particolare la legge distingue il modo in cui può essere esercitato il diritto di recesso nei contratti che prevedono un apertura del credito. È questo il tipo di contratto in cui la banca mette a disposizione del cliente una somma di denaro senza limiti di tempo o solo per un dato periodo. Nei contratti a tempo indeterminato (privi di termine, sono la gran parte), la banca può recedere dal rapporto in essere previa comunicazione al correntista entro il termine stabilito dagli usi o, in mancanza, entro quindici giorni. In linea generale nei contratti a tempo determinato o a termine, la banca non può recedere dal rapporto in essere prima della sua naturale scadenza, salvo patto contrario e laddove ricorra una giusta causa. Costituisce una giusta causa per la banca ad esempio l’assenza di fondi sufficienti per far fronte agli ordini di pagamento ricevuti. Sebbene tali ipotesi sia scarsamente utilizzata. La banca infatti continua a maturare gli interessi passivi sulle somme dovute nonché le varie commissioni e spese di tenuta conto. Ecco perché l’intestatario di un conto corrente che presenta passività cui non è in grado di provvedere, potrà richiedere lui stesso il recesso al fine di limitare, per quanto possibile, la sua esposizione debitoria nei confronti della banca. A tale forma di recesso del cliente non possono addebitarsi né penali né spese di chiusura. Le banche inoltre da qualche anno devono chiudere i conti cosiddetti “dormienti”. Sono questi quei conti per i quali il correntista non ha compiuto per lungo tempo alcuna delle operazioni proprie del contratto o quelli mai reclamati dagli eredi del titolare deceduto. Altre ipotesi di scioglimento del rapporto e contestuale chiusura del conto sono:

la scadenza del termine nei contratti a tempo determinato;

la morte dell’intestatario;

la sopravvenuta incapacità del correntista;

Il fallimento dell’imprenditore. 

Il titolare di conto corrente bancario che non può proseguire l’attività di impresa ed è soggetto alla disciplina del fallimento, vede cessare il proprio rapporto con la banca non appena dichiarato fallito.

Note: Artt. 1845 e 1855 cod. civ.; Art. 118, Decreto legislativo 1 settembre 1993, n. 385 (Testo unico bancario); art 10, comma 2, decreto legge n. 223/2006 convertito in Legge n. 248/2006; Art. 1, comma 345, Legge n. 266/2005 (Finanziaria 2006); d.P.R. n. 116/2007; art. 4  D.L. n. 190/2008.

Da oggi è possibile consultare on -line i conti correnti dormienti. Si trova on-line l’elenco dei conti correnti dormienti superiori a 100 euro- si legge nella nota diffusa dall’ADICO – sul sito del ministero dell’Economia (http://www.mef.gov.it/depositi-dormienti/). Si tratta di quei conti sui quali non si registra nessuna operazione in banca o alla Posta da almeno 10 anni consecutivamente – spiega il presidente dell’ADICO, Carlo Garofolini – alle quali il Governo ha istituito un fondo per le vittime dei crack, per funzioni di utilità sociale e per la stabilizzazione dei precari nella Pubblica Amministrazione. Il motore di ricerca predisposto dal Ministero ha raccolto tutti i dati dei depositi la cui dormienza si sia verificata tra il 17 agosto 2007 e il 31 dicembre 2009. Si tratta, in particolare, di un totale di 101.462 rapporti, per un importo complessivo di 89.878.470,91 milioni di euro. Ma se non c’è nulla da fare per i malcapitati assicurati che non hanno riscosso la polizza entro 24 mesi (i capitali confluiti nel Fondo non potranno infatti essere riottenuti), secondo la normativa in vigore, i depositi di denaro, i preziosi, i libretti di risparmio, gli assegni circolari mai rimborsati, i titoli azionari o obbligazionari appartenenti a persone decedute o scomparse che non risultano più movimentati possono essere richiesti fino alla data di effettuazione del versamento al Fondo depositi dormienti all’intermediario finanziario. Successivamente gli interessati potranno richiedere la restituzione delle relative somme direttamente al ministero dell’Economia. Da oggi, ricordano gli esperti dell’ADICO, il ministero dell’Economia da’ la sveglia a chi deve chiedere il rimborso di somme affluite nel “Fondo rapporti dormienti” mettendo a disposizione un call center. Non si tratta, tuttavia, di un numero verde, ma di un fisso 06.85796444, attivo nei giorni feriali dal lunedi’ al giovedi’ dalle ore 9,00 alle 17,00 e il venerdi’ dalle ore 9,00 alle ore 13.00, che fa capo alla Consap S.p.a., una societa’ interamente partecipata dal Ministero dell’Economia alla quale è stata affidata la gestione delle richieste di rimborso. In particolare, Consap fornira’ assistenza a chi ha gia’ inviato le domande di rimborso al Ministero e a coloro che, consultando gli elenchi pubblicati sul sito www.tesoro.it o ricevendo direttamente informazioni dagli intermediari, risultino tra i titolari o gli aventi diritto di rapporti confluiti al citato Fondo.

(https://www.facile.it/conti/guida/conti-correnti-dormienti-cosa-sono-e-come-recuperarli.html ; https://www.laleggepertutti.it/176721_quando-la-banca-chiude-il-conto )


Dott.ssa Fulvia Di Iulio

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News in breve

A partire dal 6 luglio 2016, Grottaferrata è ufficialmente il primo Comune italiano a rilasciare la Carta d’Identità Elettronica.
Tra i 199 Comuni ai quali il Ministero dell’Interno aveva dato l’input di attrezzarsi per iniziare ad emettere la nuova CIE, il Comune di Grottaferrata è il primo abilitato all’emissione della nuova tessera in policarbonato che ha le dimensioni di una carta di credito.
Nella Cittadina criptense, infatti, tutto è partito in linea con le tempistiche del Dicastero dell’Interno. Il 20 giugno scorso i tecnici sono venuti ad installare le apparecchiature e ora, dopo la necessaria formazione ed un breve periodo di sperimentazione, è possibile accettare le richieste per la nuova CIE.
La tessera è dotata di sofisticati elementi di sicurezza e di un microchip in cui saranno registrate le impronte digitali e la foto in grado di garantire un'elevata resistenza alla contraffazione. Come già accade dal 2015, potrà essere specificato il proprio consenso alla donazione degli organi. In futuro, si potrà utilizzare anche per pagare multe, bollette, bolli auto e ticket sanitari, oltre che come documento di viaggio nei Paesi UE e nei Paesi con cui l’Italia ha siglato accordi in merito. Per il ottenerla, è necessaria una foto formato tessera ed il vecchio documento di identità da riconsegnare all’Ente. La stampa ed il rilascio sono a carico del Poligrafico dello Stato che, a scelta del Cittadino, viene recapitato entro 3/6 giorni lavorativi al domicilio del richiedente o presso la sede comunale. La nuova CIE ha una validità di dieci anni, con scadenza il giorno del compleanno del Titolare.
La prima emissione, o per scadenza del documento precedente, prevede un costo di 22,20 euro. In caso di smarrimento, furto o deterioramento, occorrerà invece pagare 27,37 euro. La Carta di Identità Elettronica è personalizzata mediante la tecnica di incisione del laser engraving. Come detto, include la foto e i dati del Cittadino ed è corredata da elementi di sicurezza: ologrammi, sfondi, micro scritture e guilloches, cioè disegni ornamentali basati sulla ripetizione di righe.Il microprocessore a radio frequenza, come accennato, è la componente elettronica di protezione dei dati anagrafici, della foto e delle impronte del Titolare da possibili falsificazioni. Il microprocessore serve anche per l’autenticazione in rete al fine di fruire dei servizi erogati dalle Pubbliche Amministrazioni e per l’acquisizione di identità digitali sul Sistema Pubblico di Identità Digitale (SPID), un fattore abilitante per la fruizione di ulteriori servizi a valore aggiunto, in Italia e in Europa.
Per ulteriori informazioni i Cittadini possono contattare l’Ufficio Anagrafe (06.9410871 – 06.945401680-639, email: cie@comune.grottaferrata.roma.it), oppure recarsi direttamente presso detto Ufficio negli orari di apertura al pubblico (dal lunedì al venerdì, ore 8.30 – 12.00; anche martedì e giovedì ore 15.00 – 17.00).

A partire dal 6 luglio 2016, Grottaferrata è ufficialmente il primo Comune italiano a rilasciare la Carta d’Identità Elettronica.

Tra i 199 Comuni ai quali il Ministero dell’Interno aveva dato l’input di attrezzarsi per iniziare ad emettere la nuova CIE, il Comune di Grottaferrata è il primo abilitato all’emissione della nuova tessera in policarbonato che ha le dimensioni di una carta di credito.

Nella Cittadina criptense, infatti, tutto è partito in linea con le tempistiche del Dicastero dell’Interno. Il 20 giugno scorso i tecnici sono venuti ad installare le apparecchiature e ora, dopo la necessaria formazione ed un breve periodo di sperimentazione, è possibile accettare le richieste per la nuova CIE.

La tessera è dotata di sofisticati elementi di sicurezza e di un microchip in cui saranno registrate le impronte digitali e la foto in grado di garantire un'elevata resistenza alla contraffazione. Come già accade dal 2015, potrà essere specificato il proprio consenso alla donazione degli organi. In futuro, si potrà utilizzare anche per pagare multe, bollette, bolli auto e ticket sanitari, oltre che come documento di viaggio nei Paesi UE e nei Paesi con cui l’Italia ha siglato accordi in merito. Per il ottenerla, è necessaria una foto formato tessera ed il vecchio documento di identità da riconsegnare all’Ente. La stampa ed il rilascio sono a carico del Poligrafico dello Stato che, a scelta del Cittadino, viene recapitato entro 3/6 giorni lavorativi al domicilio del richiedente o presso la sede comunale. La nuova CIE ha una validità di dieci anni, con scadenza il giorno del compleanno del Titolare.

La prima emissione, o per scadenza del documento precedente, prevede un costo di 22,20 euro. In caso di smarrimento, furto o deterioramento, occorrerà invece pagare 27,37 euro. La Carta di Identità Elettronica è personalizzata mediante la tecnica di incisione del laser engraving. Come detto, include la foto e i dati del Cittadino ed è corredata da elementi di sicurezza: ologrammi, sfondi, micro scritture e guilloches, cioè disegni ornamentali basati sulla ripetizione di righe.Il microprocessore a radio frequenza, come accennato, è la componente elettronica di protezione dei dati anagrafici, della foto e delle impronte del Titolare da possibili falsificazioni. Il microprocessore serve anche per l’autenticazione in rete al fine di fruire dei servizi erogati dalle Pubbliche Amministrazioni e per l’acquisizione di identità digitali sul Sistema Pubblico di Identità Digitale (SPID), un fattore abilitante per la fruizione di ulteriori servizi a valore aggiunto, in Italia e in Europa.

Per ulteriori informazioni i Cittadini possono contattare l’Ufficio Anagrafe (06.9410871 – 06.945401680-639, email: cie@comune.grottaferrata.roma.it), oppure recarsi direttamente presso detto Ufficio negli orari di apertura al pubblico (dal lunedì al venerdì, ore 8.30 – 12.00; anche martedì e giovedì ore 15.00 – 17.00).

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