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L'assertività si può definire come la capacità delle persone di affermare proprio ciò che esse vogliono asserire; la capacità di riconoscere le proprie esigenze, i propri bisogni, diritti, sentimenti, idee e di affermarli nell'ambiente in cui la persona vive, mantenendo una relazione positiva con gli altri ed evitando la violazione o negazione dei diritti, bisogni ed esigenze altrui.
L'assertività è il punto di equilibrio di una bilancia che ai suoi estremi ha un comportamento passivo da una parte e uno aggressivo dall'altra, punto che riesce a equilibrare i propri e altrui bisogni secondo le priorità che emergono nel contesto, nel qui ed ora.
Il counselor può aiutare le persone a sviluppare un comportamento più assertivo ed efficace rispetto al contesto attraverso un lavoro fatto soprattutto sulla comunicazione verbale e non verbale, sulla gestione dell'ansia, sulla consapevolezza di sé, sia nelle situazioni interpersonali, sia in situazioni che prendono in considerazione aspetti culturali e ruoli sociali. Per un comportamento maggiormente assertivo si può lavorare inoltre sull'incremento dell'autostima, sulla gestione e controllo della rabbia per un riutilizzo di questa energia per altri scopi più funzionali al contesto.

L'obiettivo principale di un programma che mira a sviluppare l'assertività è rendere la persona più consapevole di una necessaria integrazione tra il piano delle emozioni, quello dei pensieri e quello delle azioni.
I piani di lavoro di un programma di sviluppo dell'assertività sono diversi:
• avere più consapevolezza del proprio vissuto emotivo, di quello che si prova, che si sente momento per momento e “dargli un nome”,
• imparare a manifestare meglio i propri sentimenti ed emozioni attraverso il corpo,
• sviluppare una maggiore attitudine a riferirsi a fatti concreti, oggettivi nel momento in cui si parla, non a situazioni astratte o possibilistiche,
• saper dire “No” al momento giusto e in situazioni opportune.
Imparare a dire più “No” in maniera assertiva induce a rispettare prima di tutto se stessi e poi gli altri, e attira anche la stima delle persone da cui si vuole essere rispettati. Poter dire “No” al momento giusto vuol dire anche stabilire il proprio confine fisico e psicologico, indispensabile per un buon equilibrio mentale. Il counselor può facilitare questo processo e aiutare la persona ad avere più chiare le sue priorità, le sue esigenze, la sua disponibilità verso l'altro.
Di solito la difficoltà a dire “No” può essere collegata al sentirsi rifiutati o feriti, al non sentirsi accettati da parte delle persone a cui si tiene, al senso di colpa per aver rifiutato una richiesta proveniente da persone significative da un punto di vista affettivo.

I motivi psicologici che portano una persona a dire “Sì” anziché “No” possono essere individuati in:
• voler essere a tutti i costi amati, accettati,
• la paura di perdere amici, amanti, familiari, lavoro, posizione sociale, successo, denaro,
• la sensazione di non avere il diritto a dire “No”,
• provare senso di colpa per il rifiuto di richieste provenienti in special modo da persone significative.
Spesso il comportamento assertivo passa anche attraverso la critica costruttiva. Per essere costruttiva, deve riferirsi a un atteggiamento, o azione specifica che la persona ha compiuto e sul quale si esprime disaccordo. La critica non deve riferirsi alla persona nella sua totalità e non deve essere “privativa” o instillare nell'altro il timore di perdere l'amore, la stima, il rispetto o l'amicizia degli altri.
Le critiche distruttive sono dirette alla persona, come se un suo comportamento poco idoneo possa essere espressione di incapacità totale o segno di completa irresponsabilità verso le situazioni e il contesto. L'intento di una critica distruttiva è indurre nella persona risentimento, senso di colpa, ignoranza, ansia, insicurezza.
Anche nelle situazioni conflittuali l'assertività rappresenta un elemento che può trasformare il conflitto in un'occasione di incontro, di crescita, in un momento costruttivo.
Il conflitto di per sé è solo un incontro tra due entità differenti, può assumere una connotazione positiva o negativa a seconda di come avviene l'interazione: può essere costruttivo se le persone coinvolte si rispettano reciprocamente per le proprie idee, pensieri, sensazioni; di conseguenza essi si sentono sicuri e sereni nel comunicare apertamente, danno importanza alle proprie aspettative e ai propri bisogni senza trascurare quelli degli altri, fanno critiche costruttive e non attacchi personali rivolti esclusivamente alla persona e miranti a screditare le sue qualità personali.

a cura dell’Aspic
Risorse:
Riferimenti bibliografici:
Alberti R.E., Emmons M.L. (2010), Essere assertivi. Come imparare a farsi rispettare senza prevaricare gli altri, Il Sole 24 Ore.
Anchisi R., Gambotto-Dessy, M. (1992), Non solo comunicare. Teoria e pratica del comportamento assertivo, Libreria Cortina, Torino.
Bonenti D. Meneghelli A. (2008), Assertività e training assertivo. Guida per l’apprendimento in ambito professionale, Angeli, Milano.
Giusti E., Testi A. (2006), Vincere quasi sempre con le tre A (autostima, assertività, autoefficacia), Sovera, Roma.
Nanetti F. (2008), Assertività ed emozioni. Manuale di formazione integrata alla comunicazione efficace, Pendragon, Bologna.
Nanetti F. (2010), L'arte di comunicare. Esercizi di autostima, assertività e public speaking, Pendragon, Bologna.
Rolla E. (1998), Il problema non è mio, è tuo…, SEI, Torino.
Rolla E. (2001), Piacersi non piacere, SEI, Torino.

Film:
Il responsabile delle risorse umane (2010), regia di Eran Riklis
Will Hunting (Genio ribelle) (1999), regia di Gus Van Sant

L’amore, così come la vita, è un’arte che richiede sforzo e saggezza e dove c’è sempre qualcosa di nuovo da imparare. Nessuno è riuscito mai a dare una definizione dell’amore chiara e univoca proprio per l’unicità di ogni rapporto e la soggettività dell’essere umano. Ogni teoria dell’amore dovrebbe iniziare con la teoria dell’esistenza umana. Il vero amore si conquista dopo aver trovato e costruito un sé stabile con cui poi aprirsi al mondo, incontrare un Altro significativo, nella sua soggettività, con i suoi punti forza e debolezza, per poi formare una diade che si basi su un reciproco e rispettoso scambio di dare e avere.
Anche se nessuna relazione è perfetta ciascuna relazione è unica e speciale e sicuramente migliorabile. Ciascun membro della coppia dovrebbe aprirsi alla vita supportando il partner, incoraggiandolo al cambiamento, al suo sviluppo inteso come ricerca e attuazione delle proprie potenzialità. In un buon rapporto i partner, in genere sono anche buoni amici, condividono interessi comuni o si arricchiscono delle reciproche differenze, si rispettano, si divertono e ridono insieme passando momenti felici, con autoironia affrontano i piccoli problemi o i difetti reciproci, comunicano efficacemente, tengono viva la passione, non rimangono rancorosi, sono gentili l’un l’altro, esprimono pensieri ed emozioni, festeggiano le loro date importanti, si confrontano con assertività e non con aggressività, esprimono chiaramente i loro bisogni senza pensare che l’altro debba leggere loro nel pensiero, ascoltano, aiutano, ringraziano, non vogliono cambiare l’altro a loro piacimento, permettono all’altro di avere i suoi spazi personali.
La capacità di costruire e vivere relazioni intime soddisfacenti ha molto a che fare con la propria autostima, con l’immagine che si ha di se stessi e con il valore che ci si attribuisce.
Se da un lato avere stima di sé è una delle fondamenta per la reazione di un rapporto di intimità è anche vero che l’autostima nasce e si nutre nella relazione intima (prima bambino-madre poi adulto-partner). Non dobbiamo ricercare nel partner la fonte della nostra accettazione.
In un rapporto di coppia è importante per ciascuno dei due partner, sperimentarsi come separato e diverso all’interno del rapporto. Tanto più una persona ha raggiunto la propria autonomia, si piace, ed è consapevole di se stessa, tanto più è capace di entrare in intimità con l’altro rispettandone l’unicità. Entrambi i partner devono essere amati nel loro sé autentico. Una persona con una buona autostima sa mettere in gioco nella coppia anche le proprie debolezze assumendosene la responsabilità. Sentirsi dominati o dominare non sono buone dinamiche di coppia. Il litigio non deve mai diventare un mezzo per infliggere delle pugnalate all’autostima del partner. Un buon litigio aiutare il partner a prendere consapevolezza delle aspettative che si hanno o di eventuali errori, agevola il cambiamento del partner, mira ad una mediazione e ad una soluzione, a ristabilisce un equilibrio di coppia. Di fondo non deve mai mancare il rispetto per la PERSONA amata.
Insomma, tutto gira intorno all’amore: la letteratura, il cinema, l’arte e la musica. La scienza però è la disciplina che osserva più attentamente l'amore, quasi attraverso una lente di ingrandimento .Ci sono delle cose che spesso non vengono prese in considerazione in maniera scientifica in particolare se ne riscontano 7:
1) Il cuore degli innamorati batte all’unisono
Secondo un recente studio sembrerebbe che il cuore di due persone innamorate riesca a battere alla stessa frequenza. Inoltre è stato osservato che il ritmo cardiaco dell’ innamorato si adatta prima a quello dell’uomo che ama. Gli scienziati non sono ancora in grado di spiegarne esattamente la causa, ad ogni modo non trovate che sia molto romantico?
2) È lui il primo a dire "ti amo"
Chi l'avrebbe mai detto? Infatti tendiamo a pensare che gli uomini siano più restii, o abbiano più paura, rispetto alle donne a pronunciare le fatidiche due paroline. Si è scoperto invece che sono loro i primi a dichiarare apertamente il proprio amore, soprattutto nel primo mese di relazione. Purtroppo però sono anche quelli che soffrono maggiormente alla fine di una storia.
3) Tenersi per mano attenua il dolore
Tenere la persona amata per mano, oppure guardare una sua fotografia, riduce il dolore fisico soprattutto per le donne. I ricercatori hanno condotto un esperimento sottoponendo alcune donne a delle lievi scariche elettriche mentre i partner tenevano loro la mano. Si è scoperto che la vicinanza e il contatto con la persona amata ha funzionato come il più forte degli antidolorifici.
4) Pazzi per amore
L’innamoramento è una strana sensazione; infatti, a livello biologico, è stato riscontrato che il livello di serotonina nel nostro cervello si abbassa. Ciò può portare ad un comportamento ossessivo e protettivo nei confronti del  partner. Gli stessi livelli di serotonina infatti sono stati riscontrati in persone che soffrono di un disturbo d'ansia chiamato DOC. Quando si dice “pazzi per amore!”
5) L’amore è come una droga
Nella prima fase dell'innamoramento, il corpo umano produce dopamina in risposta ad una sensazione di benessere, facendoci sentire talmente bene che proviamo quasi dipendenza dall’amore. Inoltre la quantità di testosterone nel sangue determina il grado di attrazione sessuale che proviamo verso qualcuno. Insomma, l'amore sarà pure una droga ma è la più sana che esiste.
6) Chi si assomiglia si piglia
Una ricerca in campo evoluzionista ha rivelato che un fattore determinante per la scelta del partner riguarda la somiglianza fisica. Tendiamo ad innamorarci di chi ha la forma del viso, il colore dei capelli e degli occhi, la forma delle orecchie e addirittura il tasso metabolico simile al nostro. Questo sembra dipendere dal nostro bisogno istintivo di riprodurre individui simili a noi.
7) L’amore e il sesso stimolano la creatività
Anche solo un richiamo o un accenno riguardante la persona amata stimola fantasia e creatività nel nostro cervello. Questo perché la mente umana collega i pensieri astratti d’amore ai sentimenti di dedizione, coinvolgimento e intimità. Inoltre, lo sapevate che pensare ai momenti più “passionali ed erotici” della relazione può aiutare a concentrarsi meglio mentre si sta lavorando?
Angela Martone
Veronica De Marchis
Aspic Latina
BIBLIOGRAFIA
Fromm E. (1986), L’arte di amare, Mondadori, Milano.
Carlson R. (2007), Non perderdeti in un bicchier d’acqua in amore, Bompiani, Milano.
Giusti E., Testi A. (2006), Vincere (quasi) sempre con le tre A, Sovera, Roma.
Giusti E., Pitrone A. (2004), Essere insieme, Sovera, Roma.
Giusti E. (2007), Ritrovarsi prima di cercare l’altro, Armando, Roma.
FILM
Paura D’amare (1991), Con Al Pacino e Michelle Pfeiffer, Regia Garry Marshall.
Qualcosa è cambiato(1997), con Jack Nicholson e Helen Hunt, Regia James L. Brooks
Al di là dei sogni(1998), Con Robin Williams, Regia Vincent Ward.

L’amore, così come la vita, è un’arte che richiede sforzo e saggezza e dove c’è sempre qualcosa di nuovo da imparare. Nessuno è riuscito mai a dare una definizione dell’amore chiara e univoca proprio per l’unicità di ogni rapporto e la soggettività dell’essere umano. Ogni teoria dell’amore dovrebbe iniziare con la teoria dell’esistenza umana. Il vero amore si conquista dopo aver trovato e costruito un sé stabile con cui poi aprirsi al mondo, incontrare un Altro significativo, nella sua soggettività, con i suoi punti forza e debolezza, per poi formare una diade che si basi su un reciproco e rispettoso scambio di dare e avere. 

Anche se nessuna relazione è perfetta ciascuna relazione è unica e speciale e sicuramente migliorabile. Ciascun membro della coppia dovrebbe aprirsi alla vita supportando il partner, incoraggiandolo al cambiamento, al suo sviluppo inteso come ricerca e attuazione delle proprie potenzialità. In un buon rapporto i partner, in genere sono anche buoni amici, condividono interessi comuni o si arricchiscono delle reciproche differenze, si rispettano, si divertono e ridono insieme passando momenti felici, con autoironia affrontano i piccoli problemi o i difetti reciproci, comunicano efficacemente, tengono viva la passione, non rimangono rancorosi, sono gentili l’un l’altro, esprimono pensieri ed emozioni, festeggiano le loro date importanti, si confrontano con assertività e non con aggressività, esprimono chiaramente i loro bisogni senza pensare che l’altro debba leggere loro nel pensiero, ascoltano, aiutano, ringraziano, non vogliono cambiare l’altro a loro piacimento, permettono all’altro di avere i suoi spazi personali.

La capacità di costruire e vivere relazioni intime soddisfacenti ha molto a che fare con la propria autostima, con l’immagine che si ha di se stessi e con il valore che ci si attribuisce.

Se da un lato avere stima di sé è una delle fondamenta per la reazione di un rapporto di intimità è anche vero che l’autostima nasce e si nutre nella relazione intima (prima bambino-madre poi adulto-partner). Non dobbiamo ricercare nel partner la fonte della nostra accettazione.

In un rapporto di coppia è importante per ciascuno dei due partner, sperimentarsi come separato e diverso all’interno del rapporto. Tanto più una persona ha raggiunto la propria autonomia, si piace, ed è consapevole di se stessa, tanto più è capace di entrare in intimità con l’altro rispettandone l’unicità. Entrambi i partner devono essere amati nel loro sé autentico. Una persona con una buona autostima sa mettere in gioco nella coppia anche le proprie debolezze assumendosene la responsabilità. Sentirsi dominati o dominare non sono buone dinamiche di coppia. Il litigio non deve mai diventare un mezzo per infliggere delle pugnalate all’autostima del partner. Un buon litigio aiutare il partner a prendere consapevolezza delle aspettative che si hanno o di eventuali errori, agevola il cambiamento del partner, mira ad una mediazione e ad una soluzione, a ristabilisce un equilibrio di coppia. Di fondo non deve mai mancare il rispetto per la PERSONA amata. 

Insomma, tutto gira intorno all’amore: la letteratura, il cinema, l’arte e la musica. La scienza però è la disciplina che osserva più attentamente l'amore, quasi attraverso una lente di ingrandimento .Ci sono delle cose che spesso non vengono prese in considerazione in maniera scientifica in particolare se ne riscontano 7:

1) Il cuore degli innamorati batte all’unisono

Secondo un recente studio sembrerebbe che il cuore di due persone innamorate riesca a battere alla stessa frequenza. Inoltre è stato osservato che il ritmo cardiaco dell’ innamorato si adatta prima a quello dell’uomo che ama. Gli scienziati non sono ancora in grado di spiegarne esattamente la causa, ad ogni modo non trovate che sia molto romantico?

2) È lui il primo a dire "ti amo"

Chi l'avrebbe mai detto? Infatti tendiamo a pensare che gli uomini siano più restii, o abbiano più paura, rispetto alle donne a pronunciare le fatidiche due paroline. Si è scoperto invece che sono loro i primi a dichiarare apertamente il proprio amore, soprattutto nel primo mese di relazione. Purtroppo però sono anche quelli che soffrono maggiormente alla fine di una storia.

3) Tenersi per mano attenua il dolore

Tenere la persona amata per mano, oppure guardare una sua fotografia, riduce il dolore fisico soprattutto per le donne. I ricercatori hanno condotto un esperimento sottoponendo alcune donne a delle lievi scariche elettriche mentre i partner tenevano loro la mano. Si è scoperto che la vicinanza e il contatto con la persona amata ha funzionato come il più forte degli antidolorifici.

4) Pazzi per amore

L’innamoramento è una strana sensazione; infatti, a livello biologico, è stato riscontrato che il livello di serotonina nel nostro cervello si abbassa. Ciò può portare ad un comportamento ossessivo e protettivo nei confronti del  partner. Gli stessi livelli di serotonina infatti sono stati riscontrati in persone che soffrono di un disturbo d'ansia chiamato DOC. Quando si dice “pazzi per amore!”

5) L’amore è come una droga

Nella prima fase dell'innamoramento, il corpo umano produce dopamina in risposta ad una sensazione di benessere, facendoci sentire talmente bene che proviamo quasi dipendenza dall’amore. Inoltre la quantità di testosterone nel sangue determina il grado di attrazione sessuale che proviamo verso qualcuno. Insomma, l'amore sarà pure una droga ma è la più sana che esiste.

6) Chi si assomiglia si piglia

Una ricerca in campo evoluzionista ha rivelato che un fattore determinante per la scelta del partner riguarda la somiglianza fisica. Tendiamo ad innamorarci di chi ha la forma del viso, il colore dei capelli e degli occhi, la forma delle orecchie e addirittura il tasso metabolico simile al nostro. Questo sembra dipendere dal nostro bisogno istintivo di riprodurre individui simili a noi.

7) L’amore e il sesso stimolano la creatività

Anche solo un richiamo o un accenno riguardante la persona amata stimola fantasia e creatività nel nostro cervello. Questo perché la mente umana collega i pensieri astratti d’amore ai sentimenti di dedizione, coinvolgimento e intimità. Inoltre, lo sapevate che pensare ai momenti più “passionali ed erotici” della relazione può aiutare a concentrarsi meglio mentre si sta lavorando?

Angela Martone

Veronica De Marchis

Aspic Latina


BIBLIOGRAFIA 

Fromm E. (1986), L’arte di amare, Mondadori, Milano.

Carlson R. (2007), Non perderdeti in un bicchier d’acqua in amore, Bompiani, Milano.

Giusti E., Testi A. (2006), Vincere (quasi) sempre con le tre A, Sovera, Roma.

Giusti E., Pitrone A. (2004), Essere insieme, Sovera, Roma.

Giusti E. (2007), Ritrovarsi prima di cercare l’altro, Armando, Roma.


FILM

Paura D’amare (1991), Con Al Pacino e Michelle Pfeiffer, Regia Garry Marshall.

Qualcosa è cambiato(1997), con Jack Nicholson e Helen Hunt, Regia James L. Brooks 

Al di là dei sogni(1998), Con Robin Williams, Regia Vincent Ward.


Nel linguaggio comune la parola stress viene utilizzata ogni qualvolta si ha la sensazione di essere sopraffatti dagli eventi, di non riuscire a venirne a capo. Questo è proprio l'effetto che provoca all'individuo un periodo di stress: ci si sente spossati, con poca energia a disposizione, e poca voglia di investire su nuove iniziative o obiettivi. Una risposta funzionale potrebbe portare a ridefinire i propri investimenti a livello energetico al fine di riorganizzare il  tempo a disposizione nel rispetto dei bisogni individuali.
Ogni buon planning dovrebbe prevedere un tempo per lavorare, un tempo per essere liberi (di occuparsi di altro) e anche un tempo per oziare, fondamentale per ricaricarsi e per ascoltarsi.
La possibilità di dare a se stessi uno spazio in cui “stare” per la semplice funzione di prendersi “in cura”, previene lo stress ed è una risposta allo stesso. Tutto questo accade in un'ottica del miglioramento della qualità della vita, prima cioè che gli effetti di uno stile di vita non funzionale ai propri bisogni personali comporti conseguenze psico-fisiche negative.
Il modo in cui l'esperienza viene percepita stressante è legata alle strategie che la persona mette in atto e ai propri punti forza.
Le risorse legate alla personalità, “moderatrici della risposta di stress” sono:
• l'ottimismo e la speranza
• il senso dell'umorismo e il ridere
• il pensiero positivo
• la forza dell'Io
• la sensazione del controllo personale
• la stima di sé
• l'assertività
• meccanismi di difesa dall'ansia
“ Pensare positivamente, l'accettazione, il senso dell'umorismo e l'uso del problem solving sono correlati a una bassa percezione dello stress personale”.
Le ultime ricerche tendono a dimostrare che la risata serve ad abbassare la pressione, aiuta ad ossigenare i polmoni ed è un toccasana per l'umore, aiuta l'individuo a liberarsi dalle emozioni legate ad un evento spiacevole. Anche l'autostima ci protegge dallo stress, chi ha un buon livello del senso di controllo personale, chi si percepisce efficace, chi si sforza a risolvere una situazione, sente di controllare almeno in parte gli eventi con un atteggiamento proattivo che diminuisce il rischio di collasso emotivo.
L'individuo in quanto sistema aperto, effettua scambi continui con l'ambiente esterno; una volta percepita la perdita del proprio equilibrio, sarà più prepotente il bisogno di aiuto e generalmente verrà naturale confrontarsi con gli atri. E' il primo passo per cercare una risposta al problema.
Possiamo quindi considerare lo stress come sinonimo di cambiamento, che porta l'individuo a riadattarsi e se ciò non accade la persona va in crisi e inizia a somatizzare.
Fino a questo punto abbiamo affrontato l'argomento in modo generico, è però importante evidenziare che negli ultimi anni, ci troviamo nella condizione di dover affrontare una particolare e specifica forma di stress, simile nella risposta soggettiva, ma differente per eziologia: stress lavoro correlato. Rientrano in questa categorizzazione come persone a rischio tutti coloro che hanno un'attività lavorativa a turnazione, chi lavora  un numero eccessivo di ore, chi ha un ritmo di lavoro accelerato, anche il contenuto dell'attività  lavorativa (monotonia dei compiti, ripetitività delle mansioni, volume eccessivo, precariato, rapporti interpersonali difficili) elevano il livello di stress da lavoro correlato.
Avviare un percorso di Counseling dà la possibilità al cliente di valutare il suo funzionamento, comprendendo meglio se stesso e riconoscendo le proprie abilità.
E' il primo passo per procedere al miglioramento del proprio stile di vita.
“Lo stile di vita è l'insieme delle attività svolte nella quotidianità e rappresenta il modo dell'individuo di porsi rispetto ad alcuni aspetti che incidono sul proprio benessere psicofisico. E' importante conoscere come le abitudini e il modo in cui la persona si rapporta nei confronti della vita incidano sulla qualità della vita stessa e sul raggiungimento degli obiettivi personali” (Giusti, Di Fazio, 2008).
Antonella Scopelliti
Roberta Riccardi
ASPIC LATINA
Bibliografia
Costantini R., Bartolini P. (2012), Uscire dalla paura e riaprirsi alla vita, Angeli, Milano.
Giusti E., Di Fazio T. (2008), Psicoterapia integrata dello stress, Sovera, Roma.
Toller L. (2011), Che stress! Come fronteggiarlo e prevenire il burn-out, Sovera, Roma.
TESTI SUGGERITI:
Toller L. (2011), Che stress! Come fronteggiarlo e prevenire il burn-out, Sovera, Roma.
FILM:
Un boss sotto stress (2002), Con Robert De Niro e Billy Crystal, Regia, Harold Ramis.

Nel linguaggio comune la parola stress viene utilizzata ogni qualvolta si ha la sensazione di essere sopraffatti dagli eventi, di non riuscire a venirne a capo. Questo è proprio l'effetto che provoca all'individuo un periodo di stress: ci si sente spossati, con poca energia a disposizione, e poca voglia di investire su nuove iniziative o obiettivi. Una risposta funzionale potrebbe portare a ridefinire i propri investimenti a livello energetico al fine di riorganizzare il  tempo a disposizione nel rispetto dei bisogni individuali. 

Ogni buon planning dovrebbe prevedere un tempo per lavorare, un tempo per essere liberi (di occuparsi di altro) e anche un tempo per oziare, fondamentale per ricaricarsi e per ascoltarsi. 

La possibilità di dare a se stessi uno spazio in cui “stare” per la semplice funzione di prendersi “in cura”, previene lo stress ed è una risposta allo stesso. Tutto questo accade in un'ottica del miglioramento della qualità della vita, prima cioè che gli effetti di uno stile di vita non funzionale ai propri bisogni personali comporti conseguenze psico-fisiche negative. 

Leggi tutto...

Dipendenza. Dipendere da qualcosa vuole dire non poterne fare a meno, nonostante si voglia smettere, e questo può spaventare. Per una persona che ha problemi di dipendenza infatti, il desiderio di usare alcol o sostanze, oppure un comportamento compulsivo, è troppo forte per riuscire a controllarlo, nonostante si abbia spesso la consapevolezza dei danni che questo produce.

Fa molta paura e produce molta sofferenza il dipendere da alcol e droghe, ma anche da comportamenti compulsivi come il gioco d’azzardo, la frequentazione dei social network e di internet, il sesso e la pornografia, lo shopping. All’inizio, quando si comincia a utilizzare alcol o sostanze o comportamenti compulsivi, l’intenzione non è quella di diventare dipendenti. La manifestazione essenziale della dipendenza è un gruppo di sintomi cognitivi, comportamentali e fisiologici indicativi del fatto che il soggetto continua a far uso della sostanza o del comportamento nonostante la presenza di problemi significativi correlati alla stessa.
Le moderne neuroscienze e le evidenze scientifiche integrate hanno dato oggi la giusta definizione di dipendenza. Da un punto di vista clinico, la dipendenza è una vera e propria malattia del cervello, il quale viene sempre danneggiato non solo dall’uso di sostanze ed alcol, ma anche da comportamenti come il gioco patologico, che riguarda gli stessi circuiti cerebrali coinvolti nella dipendenza da droghe. Vengono alterate le regioni del cervello che regolano decisioni, memoria, apprendimento, autocontrollo, valutazione, e portano a comportamenti compulsivi distruttivi che caratterizzano la dipendenza (addiction). Quindi il cervello viene a tal punto danneggiato da sviluppare una malattia, cronica ma trattabile, che compare lentamente e subdolamente, e che evolve quasi sempre verso forme gravi come conseguenze sociali, legali e familiari.
Le malattie sono accomunate quasi tutte dall’avere dei sintomi. Quelli della dipendenza non sono tanto quelli fisici (ad esempio la sindrome di astinenza, le malattie correlate eccetera), quanto quelli visibili nel comportamento. L’uso ripetuto di droga e di alcuni comportamenti compulsivi, in soggetti con una particolare vulnerabilità genetica e ambientale, distruggono l’equilibrio dei sistemi di comunicazione del cervello, portando a sostituire i normali bisogni e desideri con un’unica missione: cercare e usare sostanze e comportamenti compulsivi.  La dipendenza può diventare più importante del bisogno di mangiare o di dormire. Il desiderio dell'oggetto della dipendenza diventa l'unica priorità nella vita di una persona.
Le principali forme di dipendenza sono quelle da sostanze: alcol, droghe, farmaci, doping, e dipendenze comportamentali, senza sostanze: gioco patologico, internet, sesso compulsivo, social network, shopping, disturbi dell’alimentazione compulsiva. Il meccanismo distruttivo di utilizzare sostanze e comportamenti nonostante le conseguenze negative, è evidente in tutte le dipendenze, in tutte le età e tutte le tipologie di persone, proprio in quanto sintomatico della dipendenza stessa: quando la persona si ammala la sua capacità di valutare i pro e i contro viene compromessa, e sarà schiava della propria dipendenza, a discapito di tutto e di tutti. Possiamo pensare al pilota di aerei che guida il veivolo ubriaco, alla persona che usa eroina e prende il metadone, alla pensionata che si gioca tutto ai gratta e vinci, al padre di famiglia che non riesce a lavorare perché chiuso nella sala del bingo. Ma questo ammalarsi del cervello, di qualcosa di progressivo e tanto potente, non ha nulla a che vedere con il concetto di volontà. Pur volendo smettere, il dipendente non può farlo, soprattutto non da solo, perché forte sarà la spinta ad andare verso la ricaduta. In sostanza, una persona che ha avuto un infarto, se non cambierà stile di vita e non si prenderà cura della propria patologia, sarà probabilmente soggetta a ricaduta. E ancora, una persona con una forte miopia con la sola forza di volontà non potrà evitare di mettere gli occhiali. Lo stesso vale per il dipendente.
Per fortuna stiamo parlando di una patologia trattabile, che non può regredire, ma può essere fermata facendosi aiutare e mettendo in atto una serie di azioni che riguardano - come per l’infarto, l’asma, l’ipertensione, il diabete eccetera - il prevenire di ricadere nella dipendenza stessa, cercando di controllare l’incontrollabile. Non per niente il metodo di recupero dalle dipendenze più diffuso al mondo è quello che nasce negli anni ’30 negli Stati Uniti con Alcolisti Anonimi, da cui è nato il concetto del self help, auto aiuto: persone che affrontano lo stesso cammino che si aiutano anche ad anni dalla guarigione. E’ molto comune oggi vedere nei film o in televisione storie di persone con problemi di dipendenza, seduti in cerchio che si presentano dicendo: “Mi chiamo Joe e sono un tossicodipendente”.
Il Counseling in questo si pone come uno strumento efficace per favorire la maturazione di un desiderio di cambiamento, aiutando le persone a costruire una motivazione che per un insieme di motivi (anche neurobiologici abbiamo detto), non riescono da soli ad ottenere. Il counselor dialoga con Dottor Jackyl ignorando Mister Hide, e lo aiuta a fare chiarezza e a non cedere ai propri autoinganni. Tutto questo insieme ad altre figure professionali come il medico e lo psicoterapeuta, che possono seguire la persona in un progetto riabilitativo.
Se uno dei sintomi della dipendenza è quello di negare di avere un problema, rischia di essere un sintomo sociale che riguarda tutti il negare che la dipendenza in tutte le sue forme sia un reale problema sociale di oggi, in continua crescita e mutazione, su cui tutti hanno il dovere civico di essere informati correttamente.
Bibliografia
Serpelloni G. (2013), Gambling gioco d’azzardo patologico, Dipartimento delle Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ed. La Grafica, Roma.
Serpelloni G. (2006), Elementi di neuroscienze e dipendenze, Dipartimento delle Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Ed. La Grafica, Roma.
Sitografia
www.dronet.org
Testi suggeriti:
Bellio G., Fiorin A., Giacomazzi S. (2011), Vincere il gioco d’azzardo. Manuale di auto aiuto, ULSS n. 8/
Dipartimento per le dipendenze, Roma.
Film consigliati:
“28 GIORNI” Betty Thomas. 2000, “FLIGHT” Robert Zemekis. 2012, ”TRIS DI DONNE ABITI NUZIALI” Vincenzo Terracciano 2009
Isabella Guidi Federzoni
Maria Chiara Biondi
ASPIC LATINA

Dipendenza. Dipendere da qualcosa vuole dire non poterne fare a meno, nonostante si voglia smettere, e questo può spaventare. Per una persona che ha problemi di dipendenza infatti, il desiderio di usare alcol o sostanze, oppure un comportamento compulsivo, è troppo forte per riuscire a controllarlo, nonostante si abbia spesso la consapevolezza dei danni che questo produce.

Fa molta paura e produce molta sofferenza il dipendere da alcol e droghe, ma anche da comportamenti compulsivi come il gioco d’azzardo, la frequentazione dei social network e di internet, il sesso e la pornografia, lo shopping. All’inizio, quando si comincia a utilizzare alcol o sostanze o comportamenti compulsivi, l’intenzione non è quella di diventare dipendenti. La manifestazione essenziale della dipendenza è un gruppo di sintomi cognitivi, comportamentali e fisiologici indicativi del fatto che il soggetto continua a far uso della sostanza o del comportamento nonostante la presenza di problemi significativi correlati alla stessa.

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In questo periodo, le coppie che attraversano
una crisi sono motivate a migliore il
proprio rapporto per evitare dolorose,
costose e spesso inutili separazioni, per questo
si rivolgono a Consulenti. Nella pratica
del Counseling per la coppia, il primo passo
è l’accettazione della diversità:
“Nessun uomo” dice Jung “ è tanto
virile da non avere in sé nulla di femminile”
In ogni uomo e in ogni donna c’è sia la componente
maschile che femminile.
Oggi i ruoli sessuali rigidi sono crollati e la
donna è fortemente attratta da un uomo
che le presenta il suo lato femminile perché
esprime una maggiore libertà e dolcezza, la
rassicura, le sembra un migliore partner e
un miglior padre per i suoi figli. Per analogia,
solo una donna sicura della propria femminilità
può esprimere anche la sua parte
maschile, ed essere razionale, coraggiosa,
intraprendente, responsabile, indipendente,
capace di progetto e di comando…
L’amore non è facile, è una conquista e un
impegno, un lavoro costante di regolazione
e messa a fuoco, all’interno di se stessi e nel
“NOI”, il punto d’incontro, il cuore pulsante
della Coppia, che è amore di sé e amore
dell’altro.
Coltivare l’amore significa ritrovare la
vicinanza, l’intimità attraverso l’espressione
della tenerezza con azioni concrete, sguardi,
carezze e gentilezza, migliorare la qualità del
tempo passato insieme, imparare a comprendersi
e sostenersi reciprocamente con
la possibilità di comunicare in modo spontaneo,
di capire il linguaggio del corpo, empaticamente,
fare nuovi programmi, rinnovare
interessi comuni, progettare INSIEME, ricercare
l’intimità sessuale, imparare a difendere
e nutrire la Coppia, con fiducia, pazienza,
ottimismo e umorismo. Combattere l’abitudine,
la rigidità, la gelosia, la tendenza a
dominare, l’egoismo.
La qualità della relazione dipende in gran
parte dalla qualità della Comunicazione,
nell’amore è importante sapere e poter
esprimere ciò che si prova, con i gesti, con
le parole, con le azioni, comunicare i propri
sentimenti, gli stati d’animo, che se nascosti
possono essere distruttivi.
Possiamo usare il linguaggio con una certa
leggerezza quando le relazioni sono serene;
diventa importante comunicare in un modo
efficace , quando si attraversa un periodo di
tensione e conflitti; a causa del cambiamento
dell’atteggiamento mentale, nei periodi di
crisi i par tner mettono in evidenza solo le
qualità negative dell’altro e tendono ad
essere influenzate dal pre-giudizio in tutta la
relazione.In una coppia innamorata la comunicazione
è spontanea, qualunque cosa si
dica è interessante, motivante , divertente,
ironica; la curiosità verso l’altro supera le
barriere, c’è empatia e disponibilità, la
Comunicazione è Aperta!
Per migliorare la comunicazione nella coppia
è importante:
1. Chiedere e non pretendere, senza
aggressività, sapendo che la risposta può
essere un no, tuttavia senza rinunciare a
chiedere, nel timore di un no.
2. Fare domande e non accusare
le domande non devono contenere accuse,

In questo periodo, le coppie che attraversano una crisi sono motivate a migliore il proprio rapporto per evitare dolorose, costose e spesso inutili separazioni, per questo si rivolgono a Consulenti. Nella pratica del Counseling per la coppia, il primo passo è l’accettazione della diversità: “Nessun uomo” dice Jung “ è tanto virile da non avere in sé nulla di femminile”  In ogni uomo e in ogni donna c’è sia la componente maschile che femminile. Oggi i ruoli sessuali rigidi sono crollati e la donna è fortemente attratta da un uomo che le presenta il suo lato femminile perché esprime una maggiore libertà e dolcezza, la rassicura, le sembra un migliore partner e un miglior padre per i suoi figli. Per analogia, solo una donna sicura della propria femminilità può esprimere anche la sua parte maschile, ed essere razionale, coraggiosa, intraprendente, responsabile, indipendente, capace di progetto e di comando… L’amore non è facile, è una conquista e un impegno, un lavoro costante di regolazione e messa a fuoco, all’interno di se stessi e nel “NOI”, il punto d’incontro, il cuore pulsante  della Coppia, che è amore di sé e amore dell’altro. Coltivare l’amore significa ritrovare la vicinanza, l’intimità attraverso l’espressione della tenerezza con azioni concrete, sguardi, carezze e gentilezza, migliorare la qualità del tempo passato insieme, imparare a comprendersi e sostenersi reciprocamente con la possibilità di comunicare in modo spontaneo, di capire il linguaggio del corpo, empaticamente, fare nuovi programmi, rinnovare interessi comuni, progettare INSIEME, ricercare l’intimità sessuale, imparare a difendere e nutrire la Coppia, con fiducia, pazienza, ottimismo e umorismo. Combattere l’abitudine, la rigidità, la gelosia, la tendenza a dominare, l’egoismo. La qualità della relazione dipende in gran parte dalla qualità della Comunicazione, nell’amore è importante sapere e poter esprimere ciò che si prova, con i gesti, con le parole, con le azioni, comunicare i propri sentimenti, gli stati d’animo, che se nascosti possono essere distruttivi. Possiamo usare il linguaggio con una certa leggerezza quando le relazioni sono serene; diventa importante comunicare in un modo efficace , quando si attraversa un periodo di tensione e conflitti; a causa del cambiamento dell’atteggiamento mentale, nei periodi di crisi i par tner mettono in evidenza  solo le qualità negative dell’altro e tendono ad essere influenzate dal pre-giudizio in tutta la relazione.In una coppia innamorata la comunicazione è spontanea, qualunque cosa si dica è interessante, motivante , divertente, ironica; la curiosità verso l’altro supera le barriere, c’è empatia e disponibilità, la Comunicazione è Aperta! Per migliorare la comunicazione nella coppia è importante: 

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News in breve

’Arpa Lazio, in seguito all’incendio verificatori ieri, giovedì 30 maggio, presso la discarica di Roncigliano, ha reso noti i dati relativi alle misurazioni della qualità dell’aria rilevati dalle centraline poste nella zona dell’impianto facenti parte della rete di monitoraggio regionale. Di seguito quanto contenuto nella nota Arpa. “Al fine di valutare eventuale effetti sulla qualità dell’incendio occorso nella serata del 30.06.2016 presso il complesso impiantistico della società Pontina Ambiente sita in località Cecchina nel Comune di Albano Laziale, il giorno 01.07.2016 è stato posizionato un campionatore per polvero PM10 presso il plesso scolastico distaccato Cancelliera sito in via delle Pesche n. 7. Il campionamento si protrarrà per almeno cinque giorni e i campioni prelevati verranno analizzati presso i laboratori di Arpa Lazio per la determinazione delle concentrazioni in aria ambiente di PM10, idrocarburi policiclici aromatici (IPA) e diossine. I dati, non appena disponibili, verranno inviati a tutti gli enti interessati. Al fine di trarre indicazioni preliminari, sono stati elaborati i dati rilevati dalla rete di monitoraggio della qualità dell’aria, analizzando in particolare i dati orari delle stazioni di Ciampino, Cinecittà e Fermi che potrebbero essere state maggiormente interessate dall’incendio. Sono stati brevemente analizzati anche i dati della centralina fissa di Aprilia. Sono stati analizzati i valori medi giornalieri di PM10 e i valori medi orari di biossidi di azoto (NO2), ossido carbonico (CO) e composti organici volatili (COV) relativi al periodo dalle ore 0,00 del 28 giugno alle 12.00 del 01.07.2016. L’orario di riferimento è l’ora solare. I dati relativi al PM10 (riferiti a Ciampino, Cinecittà e Fermi) sono rimasti al di sotto del limite di legge di 50 mg/m3  sia nei giorni precedenti che nel giorno interessato dall’incendio. Non si nota alcun aumento della concentrazione il 30.06.2016.
Le concentrazioni medie orarie di biossido di azoto NO2 (riferiti a Ciampino, Cinecittà e Fermi) sono rimaste sempre al di sotto del limite di legge di 200 mg/m3. La centralina di Ciampino, la più vicina alla discarica, nelle ore dell’incendio e durante quelle successive non ha evidenziato aumenti significativi. Per quanto riguarda le stazioni Fermi e Cinecittà, il 30.06.2016 si notano valori superiori a quelli misurati nei giorni precedenti alla stessa ora a partire rispettivamente dalle 20 e dalle 22. Non sembrerebbe possibile ragionevolmente attribuire all’incendio tali incrementi, considerando che la stazione di Ciampino, situata tra il punto di emissione e Roma, non ha rilevato aumenti analoghi nel medesimo periodo temporale, inoltre le sorgenti emissive nell’urbe sono molto numerose. I dati non evidenziano alcun incremento del COV nelle stazioni di Ciampino e Fermi a seguito dell’incendio. I dati del 30 sono del tutto analoghi a quelli registrati nei giorni immediatamente precedenti. La concentrazione media di benzene, l’unico COV per il quale è previsto un limite di legge calcolato come media annuale pari a 5 mh/m3, è rimasta nettamente al di sotto di questo valore. Le concentrazioni di CO rilevate presso la stazione Fermi non evidenziano aumenti nelle ore successive all’incendio. Il limite di legge per questo inquinante è pari 10 mg/m3 calcolato come media massima su otto ore. I valori misurati sono notevolmente inferiori rispetto al limite. Tutte le concentrazioni rilevate nelle centraline di monitoraggio più vicine all’area dell’incendio non hanno evidenziato superamenti dei limiti previsti dalla normativa vigente. Le stazioni di misura della rete regionale non hanno registrato aumenti delle concentrazioni degli inquinanti attribuibili all’incendio del 30/6/2016. L’unico aumento successivo all’incendio riguarda il biossido di azoto nelle stazioni Fermi e Cinecittà. Occorre però tener presente che l’assenza dello stesso aumento presso la centralina di Ciampino e la presenza di numerose fonti emissive su Roma rendono azzardato attribuire tale incremento all’incendio di Cecchina. Anche la centralina di Aprilia, non evidenzia dati anomali, sembra quindi da escludere un’influenza significativa sulla qualità dell’aria anche in direzione Sud. In data 01.07.2016 un campionatore per polveri PM10 è stato istallato in prossimità del luogo dell’incendio e i dati, non appena disponibili, verranno inviati a tutti gli enti interessati”.
Chiunque volesse consultare i dati, sono integralmente disponibili sul sito del Comune al seguente link:http://www.comune.albanolaziale.rm.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/1818
Luca Priori

Arpa Lazio, in seguito all’incendio verificatori ieri, giovedì 30 maggio, presso la discarica di Roncigliano, ha reso noti i dati relativi alle misurazioni della qualità dell’aria rilevati dalle centraline poste nella zona dell’impianto facenti parte della rete di monitoraggio regionale. Di seguito quanto contenuto nella nota Arpa. “Al fine di valutare eventuale effetti sulla qualità dell’incendio occorso nella serata del 30.06.2016 presso il complesso impiantistico della società Pontina Ambiente sita in località Cecchina nel Comune di Albano Laziale, il giorno 01.07.2016 è stato posizionato un campionatore per polvero PM10 presso il plesso scolastico distaccato Cancelliera sito in via delle Pesche n. 7. Il campionamento si protrarrà per almeno cinque giorni e i campioni prelevati verranno analizzati presso i laboratori di Arpa Lazio per la determinazione delle concentrazioni in aria ambiente di PM10, idrocarburi policiclici aromatici (IPA) e diossine. I dati, non appena disponibili, verranno inviati a tutti gli enti interessati. Al fine di trarre indicazioni preliminari, sono stati elaborati i dati rilevati dalla rete di monitoraggio della qualità dell’aria, analizzando in particolare i dati orari delle stazioni di Ciampino, Cinecittà e Fermi che potrebbero essere state maggiormente interessate dall’incendio. Sono stati brevemente analizzati anche i dati della centralina fissa di Aprilia. Sono stati analizzati i valori medi giornalieri di PM10 e i valori medi orari di biossidi di azoto (NO2), ossido carbonico (CO) e composti organici volatili (COV) relativi al periodo dalle ore 0,00 del 28 giugno alle 12.00 del 01.07.2016. L’orario di riferimento è l’ora solare. I dati relativi al PM10 (riferiti a Ciampino, Cinecittà e Fermi) sono rimasti al di sotto del limite di legge di 50 mg/m3  sia nei

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